CIPL Operai Agricoli di Pavia: accordo di rinnovo

 

Firmato il 10/3/2021, tra CONFAGRICOLTURA Pavia, FEDERAZIONE PROVINCIALE COLDIRETTI Pavia, C.I.A. Agricoltori Italiani Pavia, l’accordo per il rinnovo del CIPL per gli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Pavia

L’accordo decorre dall’1/1/2020 al 31/12/2023.

Trattamento economico
Le Parti hanno convenuto un aumento salariale nella misura del 1,7% con decorrenza 1/1/2021. Tale percentuale viene corrisposta a partire dalla mensilità di Gennaio 2021, senza arretrati e altre indennità.
Hanno stabilito inoltre, una premialità Welfare che verrà erogata nel seguente modo:

– Per gli OTI, a decorrere dall’1/1/2022, da erogare nella mensilità di giugno 2022, pari a € 40,00 variabili, massimi.

– Per gli OTD, a decorrere dall’1/1/2022 da erogare al solo raggiungimento delle 150 giornate lavorate nell’anno precedente presso la stessa azienda pari ad € 40,00 variabili e massimi.

Le modalità di determinazione della premialità Welfare verranno stabilite da apposita commissione costituita tra le parti.

Per i commissionari italiani, credito d’imposta R&S escluso

A partire dal 1° gennaio 2020, devono considerarsi escluse dall’ambito di applicazione del “Credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative” le spese sostenute per attività di ricerca svolte da commissionari residenti in Italia, sulla base di contratti con soggetti esteri (Agenzia Entrate – risposta 17 marzo 2021, n. 187).

L’art. 3, D.L. n. 145/2013, conv., con modif. dalla L. n. 9/2014, come da ultimo modificato dall’art. 1, co. 209, L. n. 160/2019 riconosce un credito di imposta a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.
La misura agevolativa è rivolta ai soggetti che svolgono attività di ricerca eleggibile sostenendo i relativi costi e che si avvalgono degli eventuali relativi risultati, assumendosi il rischio per l’attività svolta e di conseguenza è da escludere che il credito spetti alle imprese che svolgono attività di ricerca su commissione di terzi, atteso che in tal caso l’impresa commissionaria in realtà non sostiene i relativi costi, in quanto li riaddebita, in base ai corrispettivi contrattualmente previsti, al committente che ne sostiene l’onere.
Inoltre, nell’ipotesi di ricerca commissionata da un ‘impresa non residente, priva di stabile organizzazione nel territorio dello stato italiano, ad una impresa residente o alla stabile organizzazione di un soggetto non residente, né la prima, per mancanza del presupposto della territorialità, né le seconde potranno beneficiare del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo.
A decorrere dal 1° gennaio 2017 il credito d’imposta spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al D.M. 4 settembre 1996.
Per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2017 sino al 31 dicembre 2019, il soggetto commissionario residente che esegue attività di ricerca e sviluppo “per conto di committenti non residenti viene ad essere equiparato, ai fini dell’agevolazione, al soggetto residente che effettua investimenti in attività di ricerca e sviluppo.
La Legge di Bilancio 2020 ha previsto che per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative, è riconosciuto un credito d’imposta.
La nuova disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2020, applicabile agli investimenti realizzati a partire dal 1° gennaio 2020, ha sostituito la precedente, anticipandone, di fatto, di un anno la cessazione.
Nel corpo della nuova disciplina, per volontà del legislatore, non è stata prevista alcuna disposizione che regoli, ai fini del credito di imposta, le attività di ricerca svolte dal commissionario residente per conto di committenti non residenti.
Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2020, devono considerarsi escluse dall’ambito di applicazione della misura le spese sostenute per attività di ricerca svolte da commissionari residenti in Italia, sulla base di contratti con soggetti esteri.

Comunicazioni obbligatorie in caso di lavoratore di cittadinanza britannica

Si forniscono precisazioni sulla modalità di compilazione delle informazioni concernenti i cittadini extracomunitari nei modelli UNILAV, UNILAV_CONG, UNISOMM, Vardatori e UNIMARE nei casi in cui il lavoratore sia di cittadinanza britannica.

Come noto, in data 29 marzo 2017, a seguito del referendum svoltosi il 23 giugno 2016, il Regno Unito ha notificato, ai sensi dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE), la sua intenzione di recedere dall’Unione europea. Il Regno Unito ha negoziato con l’Unione un accordo sulle modalità del recesso; al fine di assicurare un recesso ordinato e garantire la certezza del diritto, era stato stabilito un periodo di transizione, dal 1° febbraio 2020 al 31 dicembre 2020.
Con la recente uscita del Regno Unito dalla Unione Europea, divenuta effettiva il 1° gennaio 2021, sono giunte al Ministero del lavoro e delle politiche sociali alcune richieste di chiarimento sulla modalità di compilazione delle informazioni concernenti i cittadini extracomunitari nei modelli UNILAV, UNILAV_CONG, UNISOMM, Vardatori e UNIMARE nei casi in cui il lavoratore sia di cittadinanza britannica.
Nello mese di gennaio 2021, lo stesso Ministero ha effettuato un primo passo obbligato aggiornando lo standard tecnico di cooperazione applicativa, di fatto assegnando lo status di lavoratore extracomunitario ai cittadini britannici. Al fine di mantenere una coerenza con quanto concordato dall’Unione Europea e il Regno Unito nell’accordo di recesso, Il Ministero ha fornito alcune indicazioni sulle informazioni da inserire nelle diverse sezioni riservate ai lavoratori non comunitari: Titolo soggiorno: Altro provvedimento; Scadenza titolo di soggiorno (convenzionale): 31 dicembre 2099.

INPGI e Decontribuzione sud: recepimento delle disposizioni previste dalla Legge di Bilancio

Al fine di contenere gli effetti sull’occupazione determinati dall’epidemia di COVID-19 in aree caratterizzate da grave situazione di disagio socio-economico, e di garantire la tutela dei livelli occupazionali, il Legislatore ha previsto che l’esonero contributivo di cui all’articolo 27, co. 1, del D.L. n. 104/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 126/2020, trovi applicazione fino al 31 dicembre 2029. La misura agevolativa è applicabile anche ai giornalisti assicurati presso l’INPGI. Con circolare n. 5 del 16 marzo 2021, e la precedente n. 10/2020, l’INPGI disciplina la concessione dell’esonero contributivo in questione limitatamente al periodo 1 gennaio 2021 – 31 dicembre 2021. Per i periodi successivi, fino al 31 dicembre 2029, saranno fornite indicazioni all’esito del procedimento di autorizzazione dell’Unione europea.

La Legge di Bilancio 2021, in particolare, all’articolo 1, comma 161 ha previsto una diversa modulazione dell’entità dell’esonero: fino al 31 dicembre 2025 è previsto nella misura del 30% della contribuzione, ridotto al 20% per gli anni 2026 e 2027 ed al 10% per gli ultimi due anni (2028 e 2029).
Si ricorda che la decontribuzione trova applicazione per i rapporti di lavoro dipendente la cui sede di lavoro sia collocata in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociale, interessato dall’INPGI – come accennato – ha confermato che la misura agevolativa è applicabile anche ai giornalisti assicurati presso questo Istituto.
Al riguardo, Il beneficio, che rientra nel regime degli aiuti di Stato, è stato approvato dalla Commissione europea. Attualmente, l’esonero è stato autorizzato fino al 31 dicembre 2021.
L’articolo 1, comma 162, della legge di bilancio 2021, nell’estendere il beneficio di cui all’articolo 27, comma 1, del D.L. 14 agosto 2020, n. 104 citato, ha rivisto il perimetro di applicazione, precisando che l’agevolazione non trova applicazione:
– agli enti pubblici economici;
– agli istituti autonomi case popolari trasformati in enti pubblici economici ai sensi della legislazione regionale;
-agli enti trasformati in società di capitali, ancorché a capitale interamente pubblico, per effetto di procedimenti di privatizzazione;
– alle ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per la trasformazione in aziende di servizi alla persona, e iscritte nel registro delle persone giuridiche;
– alle aziende speciali costituite anche in consorzio ai sensi degli articoli 31 e 114 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
– ai consorzi di bonifica;
– ai consorzi industriali;
– agli enti morali;
– agli enti ecclesiastici.
Per effetto delle Decisioni della Unione europea – C(2021) 1220 final del 18 febbraio 2021 e Decisione C(2020) 6959 final del 6 ottobre 2020 – sono escluse dal beneficio anche le aziende operanti nel settore finanziario.
Fermo restando tutto quanto sopra, ai fini della gestione degli adempimenti previdenziali connessi all’esonero contributivo, sono richiamate integralmente le indicazioni fornite con la Circolare INPGI n. 10 del 30 ottobre 2020.
La Circolare in commento e la già richiamata Circolare n. 10 disciplinano, per i datori di lavoro con personale giornalistico assicurato presso l’INPGI, la concessione dell’esonero in questione limitatamente al periodo 1 gennaio 2021 – 31 dicembre 2021. Per i periodi successivi, fino al 31 dicembre 2029, saranno fornite indicazioni all’esito del procedimento di autorizzazione dell’Unione europea.

Trasferimento d’azienda, la successione della contrattazione integrativa e degli usi aziendali

Il contratto integrativo aziendale, così come il diritto riconosciuto dall’uso aziendale, parificabile ad esso sul piano dell’efficacia nei rapporti individuali, quale fonte di un obbligo unilaterale di carattere collettivo del datore di lavoro, non sopravvive al mutamento della contrattazione collettiva conseguente al trasferimento di azienda (Corte di Cassazione, sentenza 15 marzo 2021, n. 7221).

Una Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva condannato un datore di lavoro al pagamento, in favore di un suo dipendente inquadrato a seguito di un trasferimento d’azienda, di una somma pari al valore di acquisto dell’orologio d’oro corrisposto dalla società cedente in occasione del trentesimo anno di anzianità aziendale.
Ad avviso della Corte di merito, la prassi aziendale di consegna dell’orologio ai dipendenti al compimento del trentesimo anno di anzianità di servizio, in quanto fonte eteronoma del contratto individuale e non sua clausola integrativa eventualmente più favorevole, non si conserva nel trasferimento d’azienda, per effetto della sostituzione della contrattazione collettiva nazionale e aziendale applicata dal cessionario, anche se più sfavorevole.
Tuttavia, essa poteva dirsi mantenuta anche presso la società cessionaria, perché riconosciuta dall’accordo integrativo aziendale che aveva stabilito l’assorbimento di qualsiasi trattamento o uso analogo applicato presso la società cedente.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando l’erronea interpretazione dell’accordo integrativo da parte della Corte territoriale.
Per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile. Le doglianze, infatti, consistono in una mera contestazione dell’accertamento in fatto compiuto dalla Corte territoriale, insindacabile in sede di legittimità.
Nel merito, invece, va ribadito il principio di diritto secondo cui, nell’ipotesi di trasferimento d’azienda, si applica la contrattazione integrativa aziendale del cessionario, anche se più sfavorevole, e non già del cedente. Parimenti, non sopravvive al mutamento della contrattazione collettiva conseguente al trasferimento di azienda, il diritto riconosciuto dall’uso aziendale, parificabile al contratto integrativo sul piano dell’efficacia nei rapporti individuali, quale fonte di un obbligo unilaterale di carattere collettivo del datore di lavoro, sostitutivo delle clausole contrattuali e collettive in vigore, con quelle proprie più favorevoli.
D’altro canto, è anche consolidato il principio generale per cui il contrasto fra contratti collettivi di diverso livello e ambito territoriale va risolto non in base a principi di gerarchia e di specialità proprie delle fonti legislative, ma sulla base della effettiva volontà delle parti operanti in area più vicina agli interessi disciplinati, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni della contrattazione collettiva, aventi tutte pari dignità e forza vincolante. Dunque, anche i contratti territoriali possono, in virtù del principio dell’autonomia negoziale (art. 1322 c.c.), prorogare l’efficacia dei contratti nazionali e derogarli, anche in peius, fatta salva la salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori, che non possono ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore normativa di eguale o diverso livello (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 9 luglio 2018, n. 17966).
Tanto premesso, nel caso di specie il lavoratore ha maturato il diritto all’equivalente pecuniario dell’orologio, quale premio di anzianità e fedeltà, per effetto della prassi già in uso presso la cedente e dell’accordo integrativo aziendale (successivo) cui andava riconosciuto valore ricognitivo della prassi aziendale preesistente.